• Pellegrini verso il Santuario di Loreto, Incisione del sec. 16° (part.)

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L'EVOLUZIONE DELLA VIA LAURETANA

Un percorso, mille varianti

«L’indomani, lasciata questa bella pianura, ritrovammo la strada della montagna, ove incontrammo molte belle spianate ora in alto, ora in basso. Ma all’inizio della mattinata godemmo per un certo tempo di un magnifico panorama di mille diverse colline rivestite da ogni lato dall’ombra di tutte le specie di alberi da frutta e delle più belle messi e spesso in luogo così impervio e scosceso che appariva miracolo persino il fatto che i cavalli vi potessero accedere. Meravigliose vallate, infiniti ruscelli, case, villaggi di qua e di là che mi richiamavano alla mente le strade di Firenze se non fosse stato che qui non c’è nessuna casa o palazzo importante; e là in linea generale il terreno è secco e sterile, mentre, in queste colline non c’è angolo di terra inutile. È vero che la primavera la rendeva ancora più bella. Spesso, molto lontano, sopra le nostre teste, vedevamo un bel villaggio ed ai nostri piedi, come agli antipodi, un altro, ed ognuno con le proprie attrattive. A queste colline così fertili aggiunge bellezza l’Appennino con le sue creste inaccessibili ed austere dalle quali scendono i torrenti dapprima precipitosi e quindi, perduta l’antica furia, pacati e lenti in queste valli. Fra questi dossi, sia in alto che in basso, si scoprono parecchie e ricche pianure estese a perdita d’occhio secondo il livello dell’orizzonte. Nessun quadro potrebbe rappresentare al vero questo paesaggio così ricco. Da questo momento la nostra strada aveva ora un aspetto ora un altro ma era sempre molto comoda. Andammo a pranzare a La Muccia, venti miglia, cittadina sul Chienti. Di là seguimmo un sentiero basso ed agevole che traversava questi monti. Dacché avevo schiaffeggiato il mio vetturino - grande affronto qui, secondo l’uso locale, (ne è esempio il vetturino che uccise il principe di Tresignano) - non vedendomi più seguire da costui e dato che ero un po’ preoccupato per la piega che avrebbe potuto prendere l’incidente, mi fermai - cambiando il progetto - (che era di andare a Tolentino) a cenare a Valcimarra, piccolo villaggio, a otto miglia sito sul Chienti. La domenica, vale a dire il giorno seguente, seguimmo sempre la vallata tra le montagne coltivate e fertili fino a Tolentino, cittadina che traversammo e dopo la quale incontrammo il paese che diveniva più pianeggiante ed ai nostri lati non avevamo che delle collinette praticabili […]. E questa strada lungo il Chienti era bellissima e verso la fine era pavimentata di mattoni. Arrivammo a Macerata, diciotto miglia, bella cittadina […], sita su un’altura dalla forma rotonda e che da ogni parte va sollevandosi verso il mezzo: non vi sono molti nuovi edifici.[...] In città si entra per una porta nuova ove a lettere d’oro è scritto ‘Porta Buoncompagno’; è la continuazione della strada che il Papa ha costruito. Qui è anche la sede del legato per il paese della Marca d’Ancona. Quando offrono il vino, per fare sentire il vero sapore ve ne danno di quello cotto: infatti sogliono fare bollire il vino fino a che non si riduce a metà, per renderlo migliore. Ci accorgemmo di essere sulla strada di Loreto dal momento che incontravamo tanti pellegrini che andavano e venivano. E non solo si trattava di gente da poco, ma anche di persone ricche, che facevano il viaggio a piedi vestiti da pellegrini; alcuni si facevano precedere da uno stemma e dal Crocifisso e vestivano una livrea. Dopo pranzo seguimmo un paese uniforme, poi incontrammo pianure e fiumi, e infine colline: il tutto molto fertile e la strada pavimentata di quadrelli messi a punta. Passammo da Recanati, sita su un’altura e distesa secondo le pieghe ed i contorni della collina, e la sera arrivammo a Loreto.» 

(Michel de Montaigne, Journal de voyage en Italie, Bruges 1965)

incisione-loretoVeduta prospettica del complesso fortificato di Loreto, incisione su rame del sec. 16°

La pagina del Montaigne qui riportata è particolarmente ricca di fattori emblematici che delineano l’essenza del viaggio, o meglio di un viaggio compiuto nel 1581 lungo la direttrice Roma - Loreto, sul percorso di quella che comunemente viene definita Via Lauretana se la si percorre verso la città adriatica, o Romana se si procede, invece, verso la Città eterna. Montaigne passa in esame diversi elementi: il percorso, la condizione delle strade, i non sempre facili rapporti tra il viaggiatore e il vetturino, ovvero gli altri protagonisti del viaggio, la descrizione dell’ambiente geomorfologico, le informazioni sulle diverse località raggiunte, le costumanze locali, il fenomeno peregrinatorio visto con gli occhi di un viaggiatore ben lontano dalla fede che animava i pellegrini.

Emerge per prima l’articolazione del tragitto: il filosofo francese da Roma passa per Foligno e successivamente segue l’andamento della via che corre parallela al Chienti che oggi si conosce con la denominazione di Strada Statale 77. A ben guardare, non si può nascondere che esistono, per così dire, infinite Vie Lauretane: le strade, infatti, che provengono da paesi, borghi e città al di fuori del tracciato sopra menzionato, ad esso si congiungono attraverso altre strade, sentieri, tracciati secondari, piste che, per chi le percorre con lo scopo di giungere a Loreto, sono anch’esse Lauretane poiché costituiscono il mezzo, e il tragitto complementare, per arrivare alla città mariana. Quando si pensa, dunque, alla Via Lauretana, la si deve considerare come una sorta di bacino fluviale, con molteplici affluenti di destra e di sinistra che, appunto, congiungono le località di collina o d’oltre collina con la via principale. La brevità del percorso, quando si procedeva a piedi o a cavallo, era la peculiarità di ogni viaggio. Per questo motivo i pellegrini non erano legati in maniera particolare ad una strada ben precisa ma seguivano le valli o attraversavano addirittura catene di monti seguendo sentieri anche appena accennati in nome di una maggiore celerità e rapida conclusione del viaggio. 

A parte quindi le varie deviazioni determinate da esigenze occasionali della più varia natura (condizione delle strade, dei ponti, lunghezza del tragitto, presenza di ospedali, scorrerie di banditi, ecc.), la Lauretana segue un percorso ormai cristallizzato nel tempo - perché consolidato dalla consuetudine del transito multiforme su una strada da tutti conosciuta ed apprezzata - e testimoniato, almeno graficamente, dalla moltitudine di mappe che si accompagnano ad informazioni utili per il viaggiatore, dalle stazioni di posta alle notizie essenziali sulle località in quelle che sono ‘guide turistiche’ a tutti gli effetti. 

 

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Visso, antica indicazione stradale per i santuari di Macereto e Loreto

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Tatuaggi, simboli del pellegrinaggio a Loreto