• Loreto, absidi fortificate della Santa Casa

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Un cammino di fede

Nella notte tra i 9 e 10 dicembre dell’anno del Signore 1294, in quella collina che gli abitanti del territorio di Recanati chiamavano con il nome solenne di Monte Prodo, accadde qualcosa di straordinario. Tre semplici pareti di pietra, provenienti da terre lontane, furono collocate sull’orlo di quella elevazione, prospiciente il mare Adriatico. Pareti semplici, ma ricche di significato e di una sacralità unica, perché giunte dalle colline della Galilea, da una città chiamata Nazareth, dalla casa di una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe, e la vergine si chiamava Maria. La casa di Maria, nella quale il Verbo si fece carne, fin da allora è presente nel cuore della Marca, come dono prezioso che la Provvidenza Divina ha voluto fare alla buona gente di questa regione.

Sul modo in cui la casa di Maria è giunta a Loreto si continua a ragionare, e nuove ipotesi si uniscono alle antiche. C’è chi ha visto un volo d’angeli, celesti strumenti della volontà di preservare una reliquia troppo santa per essere abbandonata alla possibile violenza devastatrice dei conquistatori di allora. È l’idea preferita dagli artisti, che hanno illustrato il volo meraviglioso della casetta, con la Vergine assisa sul tetto e il Bimbo in grembo. È anche l’idea a cui in passato hanno alluso i Pontefici, aggiungendo la clausola prudenziale: “Ut pie creditur – come piamente si crede”.

Ma c’è anche chi, spinto non da furore iconoclastico ma da un realistico senso delle cose concrete, pensa all’impresa di crociati, di ritorno dalla Terra Santa ormai possesso dell’islam, che hanno voluto riprodurre in un angolo di terra cristiana la magia di quella casa nazarena, primo santuario dedicato all’incarnazione del Figlio di Dio e alla divina maternità di Maria. 

Della questione si occuperanno gli esperti, secondo l’invito che ha fatto il Papa Giovanni Paolo II: “Lasciamo, come è doveroso, piena libertà alla ricerca storica di indagare sull’origine del Santuario e della tradizione lauretana”. Ciascuno di noi potrà quindi scegliere l’ipotesi che preferisce e che suscita un maggiore senso di verità e di devozione. Quello che è importante è che la Casa sia qui, e che, da oltre sette secoli, ci inviti a recarci in pellegrinaggio con lo stesso anelo con cui gli antichi pellegrini si recavano a venerare i ricordi della vita di Gesù e della sua Santissima Madre nelle regioni lontane della Palestina.

Per questo fin da tempi remoti, da diversi punti d’Italia e d’Europa, hanno cominciato a formarsi gruppi di devoti che si ponevano in cammino, verso la nuova Nazareth, ansiosi di giungere in vista della piccola casa, racchiusa inizialmente in un modesto edificio e più tardi conservata, come gemma preziosa, all’interno della grande basilica voluta da Papa Paolo II e portata a compimento, più di un secolo dopo, durante il pontificato di Sisto V. Possiamo immaginare la commozione con la quale gli antichi camminanti, al termine di un lungo itinerario, che con il tempo ebbe il nome di Via Lauretana, arrivavano a contemplare ancora da lontano la maestosa cupola che sovrasta la Santa Casa.

I cammini lauretani hanno portato a Maria folle di pellegrini. In passato, era necessario seguire i sentieri del cammino e si doveva andare a piedi. Oggi il cammino è più una scelta che una necessità. Per questo, i cammini lauretani possono tornare ad essere degli strumenti belli e utili, itinerari fisici e percorsi spirituali allo stesso tempo, per una rinnovata scoperta di noi stessi e della nostra vocazione cristiana.

 

† Giovanni Tonucci
Arcivescovo-Delegato Pontificio di Loreto

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Fede

Per gli aspetti religiosi, consultare il sito www.anticavialauretana.eu.

Emblema lauretano

Emblema lauretano (sec. 15°) con l’invocazione «Sancta Maria de Loreto ora pro n(obis)», Colonia, Kunstgeverbemuseum