• L'inconfondibile profilo del Santuario lauretano

  • Panorama della città verso il mare e il Monte Conero

  • Panorama della città verso il mare

  • Facciata del Santuario e sulla sinistra il Palazzo Apostolico

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sito web istituzionale: www.comune.loreto.an.it

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Loreto si scorge e si identifica fin da lontano per l’inconfondibile profilo della cupola del Santuario e la sagoma del Palazzo apostolico. Si erge su una collina a breve distanza dal mare. Per le sue vive tradizioni mariane è diventuto nel corso dei secoli una delle mete più frequentate di pellegrinaggio del mondo cattolico; inoltre i suoi ricchi tesori artistici continuano a richiamare visitatori di ogni fede religiosa amanti dell'arte e del bello.
Le sue origini sono a dir poco singolari: ci si trova in presenza, infatti, di un centro abitato sorto in relazione ad un santuario e non al contrario come avviene di solito.

Tutto ebbe inizio, almeno secondo una delicata e poetica tradizione, nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294 quando un gruppo di angeli trasportò la Santa Casa, quella dove a Nazareth Maria aveva abitato e dove aveva ricevuto l’annunciazione, prima a Tersatto, nei pressi di Fiume, poi a Loreto, dove si trova ancor oggi. Il luogo era allora deserto e forse caratterizzato, come sembrerebbe indicare il toponimo, da un boschetto di alberi di alloro, nobile pianta che corona illustri imprese. Gli angeli avevano messo in salvo l’abitazione di Maria, portandola nell’ambito della cristianità, poiché era minacciata dai musulmani dopo che i crociati erano stati cacciati dalla Palestina. E qualcuno, ancor oggi, illumina ogni anno quella notte, nelle campagne vicine e lontane, con grandi e piccoli fuochi accesi dalla religiosità popolare per indicare il cammino agli angeli ed indicare loro il luogo nel quale deporre la Casa.

Sembra, tuttavia, che possa esistere una spiegazione scientifica in grado di coinvolgere davvero degli angeli ma di natura più materiale. Alcuni documenti - ma in verità l’esistenza di essi per qualcuno è incerta - sembra indichino che Filippo, figlio di Carlo d’Angiò, re di Napoli, ebbe in dono, nel 1294, in occasione delle nozze con la figlia di Niceforo Angeli, discendente degli imperatori di Costantinopoli, “le sante pietre portate via dalla Casa di Nostra Signora” ed “una tavola dipinta” raffigurante la Madonna con il Bambino. Questa icona, scomparsa, fu sostituita intorno alla metà del ‘500, dalla statua della Madonna. Dunque gli Angeli sarebbero protagonisti dell’avvenimento come nome di una famiglia. 

DA NON PERDERE

La Basilica e la Santa Casa, centro eccezionale di fede e d’arte. Il Museo-Pinacoteca che raccoglie un notevole numero di opere d’arte, dalle tele di Lorenzo Lotto alle ceramiche cinquecentesche, dagli arazzi all’oreficeria.
Il panorama verso il mare, il Conero e i Monti Sibillini.

CHE COSA VEDERE

La Piazza della Madonna si apre all’estremità dell’asse principale dell’abitato come un vero e proprio spazio monumentale contornato dagli elementi architettonici che caratterizzano la città. Fa da sfondo, in un impatto scenico, la mole del Santuario.

La Basilica che racchiude la Santa Casa è una costruzione rinascimentale, frutto della creatività e dell’ingegno dei più grandi architetti dell’epoca: Alberti, Giuliano da Sangallo, Francesco di Giorgio Martini, Bramante, Sansovino, Antonio da Sangallo il Giovane… 

Ciò che colpisce è soprattutto la cupola con un diametro di 22 metri - dimensione che la colloca al terzo posto in Italia - costruita da Giuliano da Sangallo in soli nove mesi (1500). Ma di certo emozionante nella sua spettacolarità è il rivestimento marmoreo della Santa Casa - ideato dal Bramante -, racchiusa nella basilica, che misura 610 metri quadrati e che vide impegnati per circa settanta anni oltre trenta tra architetti e scultori. 

E tanti illustri pittori, al contempo, si dedicarono alla decorazione delle varie parti del Santuario. Da ricordare Luca Signorelli, Melozzo da Forlì, Federico Zuccari e Cesare Maccari che rinnovò il ciclo pittorico della cupola (1890-1907) sostituendo i danneggiati affreschi del Pomarancio. Di quest’ultimo rimangono tuttavia le raffigurazioni delle scene della vita della Madonna, le immagini dei profeti e delle sibille visibili nella Sala del Tesoro. Sul sagrato la statua di Sisto V è opera di Antonio Calcagni, mentre le tre porte di bronzo sono dovute a Antonio di Girolamo, Antonio Calcagni e Tiburzio Vergelli. La fontana al centro della piazza fu creata dall’illustre Carlo Maderno e dallo zio Giovanni Fontana che, per alimentare la fontana e sopperire alle esigenze dei pellegrini, nel 1620 vi condussero l’acqua mediante il lungo e monumentale "Acquedotto degli Archi". 

Del 1497 è il Palazzo apostolico, completato su disegno del Bramante, che racchiude la piazza su due lati. Interessanti le varie fortificazioni nate dall’esigenza di difendere il santuario dalle scorrerie dei pirati che durarono fino alla prima metà del sec. 19° coinvolgendo tutta la costa marchigiana e non solo.

Le mura castellane sono segno, dunque di quell’esigenza come il bastione di Sangallo, oggi restaurato, che conserva al suo interno le casematte dalle quali si metteva in opera la difesa della città. Così anche il bastione di Porta Marinadal quale si gode un suggestivo panorama, da una parte verso il Conero e il mare, dall’altra verso le absidi-fortezza della basilica.

Prezioso il Museo Pinacoteca (28 sale, 2000 mq) che raccoglie dipinti, sculture, oggetti di oreficeria, arazzi, maioliche, derivanti dal Santuario o donati alla Santa Casa nel corso del tempo e che costituiscono un vasto patrimonio artistico eterogeneo nato dall’arte e dalla fede.

Nella raccolta dei quadri sono di primaria importanza i dipinti che Lorenzo Lotto (1480 ca. - 1556), presente come oblato nel Santuario, eseguì negli ultimi anni della sua vita che lì si concluse. Pregiata la raccolta di maioliche del Ducato di Urbino e vasi da farmacia di 

F. A. Grue. Il Tesoro della Santa Casa conserva alcune eccezionali opere di oreficeria tra cui un crocifisso in argento del Giambologna, dono di Cristina di Lorena nel 1573.

NEI DINTORNI

Il territorio lauretano si affaccia sull’Adriatico e sugli attrezzati stabilimenti balneari di Portorecanati, Numana e Sirolo. Le diverse tipologie di spiaggia, dalle magnifiche calette rocciose del Conero alla finissima sabbia di Portorecanati, offrono una interessante varietà di scelta. 

Il Parco del Conero istituito nel 1987 è un’oasi che si estende per 5800 ettari di area protetta, con luoghi di grande suggestione come 

la baia di Portonovo e la spiaggia delle “due sorelle”. Numerose le testimonianze d’arte tra le quali da ricordare Santa Maria di Portonovo, San Pietro al Conero e l’Antiquarium di Numana. Molte sono anche le aziende vitivinicole e agricole in cui degustare e acquistare il pregiato Rosso Conero.

CURIOSITÀ

Tra i molti e illustri visitatori del Santuario di Loreto vi fu, nell’inverno del 1576, Giovanni d’Austria, il vincitore della battaglia di Lepanto. Narrano le cronache che giunse a Portorecanti per via di mare e da lì salì a piedi fino al santuario portando con sé la maggior parte degli schiavi cristiani da lui liberati che lasciarono a Loreto, come ex voto, le loro catene e i loro ferri. Con essi furono fabbricati i cancelli alle dodici cappelle a ricordo della loro libertà riconquistata per intercessione della Madonna, e della felice e fortunata impresa navale.

FESTE TRADIZIONALI

In occasione delle festività per le celebrazioni della Madonna di Loreto che si svolgono dal sei all’otto settembre, si può assistere alla tradizionale “Corsa del Drappo”, antica e tradizionale corsa di cavalli in salita . Sembra che l’origine di questa manifestazione vada ricercata nelle fiere di bestiame durante le quali gli acquirenti, per saggiare le qualità degli animali, li lanciavano alla corsa per le strade del paese.

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Utilità

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I.A.T. 
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www.turismo.marche.it
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Risorse Web

www.santuarioloreto.it
trasporti.provincia.mc.it
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