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Come i grani di un Rosario

Alcune città interessate direttamente o indirettamente dal tracciato - o per meglio dire dai tracciati - della Via Lauretana hanno voluto dare un’immagine del percorso sul modello delle antiche guide, offrendo al moderno pellegrino informazioni utili per il tragitto da farsi con qualsiasi mezzo: a piedi, in bicicletta, in auto o cavallo. Tuttavia, oltre alle indicazioni di natura pratica, non hanno voluto dimenticare i luoghi della storia e dell’arte in una rassegna sintetica ma significativa nella quale emergono i capolavori artistici che hanno reso grande ed unica ognuna delle città che costellano la Via Lauretana come i grani di un rosario. Così il pellegrino avrà la possibilità di soddisfare le esigenze dello spirito pregando nel santuario mariano ed in quelli che il cammino gli offrirà, ma anche ammirando, lungo il percorso, le opere nate, per la maggior parte, dalla religiosità popolare che ha voluto così lasciare un segno perenne e duraturo a testimonianza della fede di infinite generazioni. 

Il territorio nei racconti degli antichi viaggiatori

Persistenze e trasformazioni

Montaigne descrive accuratamente il territorio che attraversa; dal suo diario scaturisce una visione quasi idilliaca: tutto è in fiore, gli alberi offrono con generosità frutta di ogni tipo, le messi biondeggiano sotto lo zefiro primaverile. Non una parola per i boschi che erano certamente abbondanti e cupi e abitati anche da lupi che spesso scendevano nei pressi degli abitati. Quasi due secoli più tardi un altro illustre viaggiatore, Charles de Brosses, descrive una situazione ben diversa dopo essere passato per Valcimarra e Tolentino, lungo la Via Lauretana: “[…] dissi addio all’Appennino, passare per il quale in questa stagione è veramente una follia. Maledetta montagna! Ti ho scritto a lettere nere sul mio diario accanto al Vesuvio e penso che per lungo tempo non mi prenderà il ghiribizzo di rinnovare la conoscenza con voi due.”

Dell’ambiente naturale e della vegetazione che doveva esistere al tempo dell’avventura dei grandi viaggi si può avere un’idea - nonostante il processo di antropizzazione intervenuto nel corso dei secoli - dal Parco nazionale dei Monti Sibillini che, tra l’altro, comprende alcuni dei comuni interessati dalla Via Lauretana. Qui l’orizzonte è delimitato dai “monti azzurri” che tanto influenzarono il Poeta di Recanati e qui nell’antro buio e misterioso regna ancora la mitica Sibilla che ha plasmato l’immaginario collettivo di infinite generazioni e che fa sentire ancor oggi il suo fascino e la sua suggestione. 

Alle risorse naturali si associano anche antiche abbazie e molteplici centri abitati arroccati su alture a motivo di remote esigenze di difesa ed oggi insostituibili scrigni di piccole e grandi opere d’arte create dalla fede e dalla pietà religiosa. E nei dintorni di Tolentino, quasi in un religioso abbraccio all’abbazia di S. Maria di Chiaravalle di Fiastra si estende un’altra oasi naturalistica, la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra, attrezzata per soste distensive e per scopi didattici con le sue aule e i suoi musei. Vari percorsi si addentrano nei cento ettari di selva e conducono al laghetto frequentato da aironi e da uccelli palustri. La selva è l’ultimo esempio della foresta che ricopriva le colline attraversate e toccate dalla Via Lauretana mentre i campi coltivati sono il ricordo dell’azione dei monaci cistercensi che fin dal sec. 12° bonificarono e coltivarono la zona. 

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